7 spunti di conversazione a Torino per chiacchiere da bar

Come ben sa chi mi conosce di persona, non sono proprio un gran chiacchierone. Diciamo che me la gioco con l’orso di Revenant per il ruolo di anima della festa. Il punto è che, quando ho poca confidenza con l’interlocutore, cerco di pensare a qualcosa di sensato da dire, ma tutto ciò che mi viene in mente sono scene a caso dei Griffin. Tipo quando Peter si dimentica come ci si siede.

In compenso, sono un ottimo ascoltatore, qualità che mi ha permesso di individuare gli argomenti più in voga nelle chiacchiere da bar a Torino. Evergreen validi in qualsiasi città italiana in realtà, ma che declinati correttamente alla realtà nella realtà sabauda generano prolifici dibattiti in qualsiasi piola, birreria, caffè, evento culturale o cantiere stradale.

Io le butto qui, e chissà che non facciano comodo anche a te, un giorno.

Rigore per la Juve

Torino vive in simbiosi calcio, del quale si discute animatamente in ogni contesto e luogo, dalle bettole di Barriera ai Rotary Club. Prima insidia: da che parte stare? Simpatizzare per i ricchi e vincenti zebrati, o per i poveri ma fieri granata? Non posso schierarmi (forza Toro), ma per trovare utili spunti di conversazione basta una periodica lettura del Tuttosport, metà quotidiano sportivo e metà pubblicazione fantasy, per la quale ogni estate Messi è stato avvistato a far la spesa al Bennett di Vinovo e CR7 ha cercato di acquistare la Reggia di Venaria in previsione del suo imminente approdo in bianconero.

Il sindaco. O la sindaca?

La SindacA, perché lei a queste cose ci tiene. Chiara Appendino ha portato una ventata di novità nella politica per decenni orientata a sinistra della città. Il suo inizio non è stato dei migliori, tra una finale di Champions finita in tragedia, ordinanze antimovida finite in manganellate, conti della città finiti in tribunale e assistenti finiti dimissionari per una storia non molto honesta!!1 Lei comunque va avanti e lascia che le persone parlino, te incluso, che puoi scegliere tra il salomonico “bisogna darle tempo” e il ribelle “si stava meglio quando c’era Fassino / Chiamparino / Castellani / Camillo Benso Conte di Cavour.

Ma quanto è brutto il grattacielo Intesa Sanpaolo

Se c’è una cosa che il torinese medio disprezza, a parte i vigili che gli fanno la multa, è il grattacielo Intesa Sanpaolo. Ribattezzato amichevolmente “il frigorifero”, questa costruzione tutta acciaio e vetro progettata da Renzo Piano è riuscita subito a mettere tutti d’accordo sulla sua totale inutilità, moltiplicata per due dall’esistenza di un grattacielo gemello o quasi, quello di Fuksas che ospiterà forse, un giorno, gli uffici della Regione Piemonte. In una conversazione puoi fare il colpaccio rincarando la dose con un: “E perché, la Torre Littoria è bella?”

Ah, quando c’erano i Murazzi

Anzi, “i muri”, perché da queste parti si tende ad abbreviare qualsiasi nome della toponomastica. Si tratta del lungofiume tra piazza Vittorio Veneto e il parco del Valentino, per decenni ritrovo delle nottate dei giovani torinesi, con dehors galleggianti sul Po e musica sparata senza che nessuno si lamentasse degli schiamazzi. Un’epoca mitologica che, come tutte quelle che evocano i bei tempi nei quali eravamo giovani, viene ricordata con nostalgia e caterve di aneddoti. Non potendo più vivere quell’El Dorado, limitati a concordare sul fatto che quando c’erano i Murazzi era meglio. E i treni arrivavano in orario. 

Questa città è una camera a gas

Nella città dell’auto i temi non mancano mai: se sei ciclista puoi lamentarti degli automobilisti e se sei automobilista dei ciclisti, puoi sottolineare il lassismo dei vigili che non ci sono mai quando servono e disprezzarli poco dopo perché ti hanno messo la multa all’auto parcheggiata in tripla fila. Soprattutto, dovrai inveire contro lo smog che ammorba l’aria che respiri e contro i mezzi pubblici che non funzionano, bloccati da decine di auto in tripla fila nel loro tragitto. Il gruppo Facebook Torino Sostenibile è una salutare lettura per ulteriori spunti.

Io non sono razzista, ma…

Da decenni Torino accoglie persone di ogni provenienza geografica. Ai tempi del boom economico erano soprattutto i Napoli, che a Torino definisce tutti coloro che vengono da Roma in giù. Ora che l’insalata etnica si è arricchita di ingredienti, e che l’origine meridionale è passata dall’essere stigma a vanto da estremizzare fino alla caricatura di sé, tirar fuori le proprie origini potrebbe essere un ottimo inizio di una ricca conversazione.

Last, but in truth first: Com’è?

L’ho messo alla fine, ma in realtà dovrebbe stare all’inizio, e a dirla tutta non è neppure un tema. Ma se nel resto d’Italia “com’è?” viene chiesto per sapere se la pietanza che stai mangiando è buona o se un film vale la pena di esser visto, il “com’è” torinese è il passe-partout dei convenevoli, valendo come “come stai?” ma anche “che cosa combini di bello in questo periodo?” Utile per rompere il ghiaccio, insomma. Per altre espressioni tipicamente torinesi da inserire qua e là nella conversazione, dai un’occhiata a questo post.

Ora che ti ho edotto all’arte della conversazione con gli abitanti di Torino non hai che da andare e provare, per poi tornare qui e raccontarmi com’è andata con un bel commento al post.

Image credits: Hansiline – Creative Commons

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