Cos’ho capito di San Salvario, vivendo a San Salvario

Ridendo e scherzando, sono 4 mesi mal contati che ho trasferito i miei stracci da Crocetta a San Salvario, dando il via alla convivenza con Alice e, soprattutto, alla servitù alle dipendenze di Elettra.

L’adattamento è stato rapido. Il tempo di prendere le misure, ritrovare i punti di riferimento e guardarsi attorno. Sapevo già che vivere a San Salvario non è vivere in Crocetta. A dire il vero, vivere in San Salvario non è vivere in nessun’altra parte di Torino. Stare qui è come vivere in una Torino in miniatura, in un Bignami che ne riassume bellezze e storture.

Questo in breve. Se poi vuoi la versione lunga, ecco ciò che ho capito di cosa significa vivere a San Salvario.

Io non ho nulla contro la movida di San Salvario, ma…

Auto parcheggiate ad minchiam, animali che urinano contro alberi e muri ubriachi marci, locali ammassati l’uno accanto all’altro indistinguibili l’uno dall’altro. Ogni. Santo. Giorno. L’epicentro è Largo Saluzzo, che al calare del sole si trasforma da scorcio parigino popolato da sfaccendati a party all’aria aperta per ragazze e ragazzi che parlano, bevono, fumano, cantano, si amano, sognano. Non invidio chi ha scelto di vivere in San Salvario comprando casa in queste zone.

Per frequentare certe zone di San Salvario ci vuole un fisico bestiale.

Inutile negarlo. Più ti avvicini a Porta Nuova più percepisci miseria, alcolismo, piccolo spaccio attivi h24. Non è il massimo passarci di giorno, e anche meno di notte. Però basta un po’ di buon senso e occhi aperti per evitare guai. Ciò non toglie che per farsi piacere il contesto ci voglia una buona dose di cecità elasticità mentale, ma c’è anche da dire che gli spacciatori agli angoli di strada sono più cordiali dei miei vecchi vicini di casa: salutano sempre, si interessano a come sto, e già che ci sono mi offrono fumo a prezzi imbattibili.

San Salvario è un quartiere diviso a metà.

Perché come per magia, superato corso Marconi, le strade diventano pulite, rispettabili e borghesi. Giusto due mignotte qua e là in via Ormea e traverse ad abbellire il tutto, ma per il resto inappuntabile e riservato come l’etichetta sabauda richiede.

Il cuore di San Salvario è verde.

Vivere vicino al parco del Valentino, è una delle cose che più apprezzo di questa nuova sistemazione. Un luogo tutto da correre, pedalare, passeggiare o remare, ma anche perfetto per stare fermi, tra un pic nic e un’ora di lettura distesi sull’erba. A volte ho perfino l’illusione di respirare aria pulita.

San Salvario è il quartiere della tolleranza.

Tre chiese, una sinagoga bellissima che sembra una moschea, una moschea che sembra interno cortile – e in effetti lo è – un tempio valdese, una chiesa anglicana. Tutti nel giro di un paio di un paio di isolati. Ognuno prega il suo dio, qualunque sia il nome con cui lo chiama, e lo fa in pace e armonia. Come ha scritto qualcuno, San Salvario è una Gerusalemme in miniatura.

San Salvario è stato, e forse è ancora, il quartiere bohemienne di Torino.

Se Baudelaire fosse stato uno studente di lettere fuorisede e fuoricorso a Torino, credo si sarebbe cercato una mansarda in via Baretti o giù di lì. Nonostante la recente concorrenza di Vanchiglia e Regio Parco, SanSa rimane regina delle notti alcoliche e allucinate, il rifugio perfetto per poeti, artisti veri e millantati, poeti, musicisti, che continuanno a cantarla nelle loro canzoni.

San Salvario è un quartiere genuino.

Soffiando via la patina dorata depositata dai millemila locali alla moda scoprirai posti storici e meravigliosi come il kebabaro Horas e la piola Coco’s, la birreria Petrarca e la Casa del Quartiere, il Biberon e il mercato rionale di piazza Madama Cristina. La vera anima di San Salvario è custodita qui.

San Salvario è un quartiere start-up.

Da angolo verde per la famiglia Savoia a sede della prima officina FIAT, da rifugio per migliaia di terroni in cerca di fortuna giù al nord a zona di frontiera e immigrazione straniera, da quartiere delle notti bianche a…non so cosa sarà. Ma so che se qualcosa succederà, succederà prima qui, a San Salvario.

San Salvario è una matrioska.

È tante cose, tutte assieme, a volte anche in contraddizione tra loro. Mille microcosmi che si lambiscono o stanno uno dentro l’altro, in un equilibrio così precario da essere incredibilmente stabile.

E poi ce ne sarebbero altre dieci, cento, mille, ma forse non le ho ancora viste o capite. Magari mi aiuti tu, lasciando un commento a questo post con le tue impressioni su ciò che significa vivere a San Salvario.

Stay tuned, che non ho ancora intenzione di traslocare (anche se ci sto lavorando).