Storia di Rob, che cercò di arrivare puntale a un appuntamento usando il ToBike

7 minuti di lettura

Del TObike ti ho già parlato in un altro post, nel quale spiegavo per sommi capi come funziona il servizio di bike sharing della città di Torino.

Funzionare è una parola grossa in effetti. Tra il dire e il pedalare c’è di mezzo parecchia strada. E non sempre ti sarà possibile farla in bici.

Questa è la storia di un ragazzo. Lo chiameremo Rob, per non violarne la privacy. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti non è puramente casuale. Nessuna bicicletta è stata maltrattata durante la scrittura di questo post.

Premessa: la mia vuole essere una critica ironica e costruttiva. Per quanto costa il servizio, e per gli animali che ci sono in giro, il bike sharing a Torino funziona più che bene.

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Prologo – C’è chi TObike, e chi no.

E’ sabato, in un tiepido mattino di primavera. Il cielo è terso e luminoso come talvolta sa esserlo quello di Torino, quando è presa bene e la sera prima non ha bevuto troppo. Le rondini volteggiano nel cielo. L’aria è carica di promesse, polveri sottili e profumo di vacanze.

Rob, il protagonista della nostra storia apre gli occhi dopo 10 ore abbondanti di sonno. Un messaggio della fidanzata lo invita a incontrarsi di lì a un’ora per pranzo in centro. Cibo, sole, vento, vino e tralalà.

“Quale migliore occasione per sfruttare l’abbonamento al TObike?” pensa Rob tra sé e sé mentre fa la doccia. Dopo un caffè al volo, indossa abiti comodi e si dirige con piglio spedito verso la prima stazione TObike disponibile.

Rob si rende però conto che non ci sono stazioni TObike disponibili nella sua zona. Vive infatti nel quartiere Parella, e in tutta la zona ovest di Torino non c’è una sola stazione TObike. “Poco male” pensa Rob, “ho letto un articolo in cui si promette di installarlo nel 70% del territorio comunale“.

Una mappa della distribuzione dei Tobike. Notare la totale assenza di stazioni nella zona nord e occidentale della città

Una mappa della distribuzione dei Tobike. Notare la totale assenza di stazioni nella zona nord e ovest della città. Ecchecazzo mettetele 2 stazioni in Parella!

Chissà se in quel 70% ci sarà anche Parella. Intanto, però, Rob prende la metro.

Capitolo 1 – Alla ricerca del TObike perduto

Dopo essere arrivato alla stazione di Porta Susa, Rob adocchia la prima stazione TObike. Con suo disappunto, però, nessuna bici è presente.

“Poco male” pensa Rob, probabilmente con la bella giornata tanti altri hanno avuto la mia stessa idea. Ho ancora 20 minuti, e qui attorno ci sono tante altre stazioni del TObike”.

Rob raggiunge una seconda stazione, e in effetti una bicicletta lo attende, agganciata placidamente alla sua colonnina. La tessera magnetica viene appoggiata al lettore ottico e, dopo alcuni promettenti bip, la colonnina sgancia la bicicletta.

Rob la inforca e parte, rendendosi conto immediatamente che qualcosa non va. La catena. Già, è saltata, e giace penzoloni attorno ai pedali.

Rob sbuffa, e impara la prima lezione: controllare la bici prima di staccarla. La ripone nuovamente e si dirige verso una terza stazione TObike.

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Capitolo 2 – Sembrava tutto perduto, eppure…

Rob continua a camminare e non a pedalare. I messaggi della fidanzata si fanno insistenti e preoccupati “Tesoro dove sei?” “Tranquilla piccola, sto arrivando, vengo col TObike” “Ok allora prenoto per cena”

Non comprendendo la sottile ironia del partner, Rob continua la sua ricerca, tra stazioni vuote, bici senza sellino, senza freni, gomme sgonfie, cambio bloccato e…ehi, eccone una!

Niente da fare, qualcuno è stato più lesto di lui nel prenderla e pedalare via. Rob pensa “bastardo, vedrai come ti rimane in mano il manubrio”.

Effettivamente è ciò che accade. Il malcapitato si issa sui pedali per superare un piccolo tratto in salita e il manubrio cede di schianto. Rob pondera “la prossima meglio pensare che sarebbe bello trovare una bici libera”.

I messaggi della sua compagna si fanno via via più minacciosi. “Dove cazzo sei?” “Non ho ancora trovato una bicicletta” “Guarda che io tra un po’ devo andare a lavoro”

Rob si spinge fino a Porta Nuova, sibilando bestemmie in lingua urdu, pur non avendolo mai parlato in vita sua.

Quand’ecco, finalmente, una lunga distesa di biciclette gialle, orinate, nei loro stalli, circondate di luce celestiale e cori di cherubini.

“Alleluja” esclama Rob Stolto. Altri cacciatori di biciclette a noleggio, attratti dall’odore di grasso per ingranaggi, si assiepano attorno alla stazione cercando di accaparrarsi una bicicletta, che manco in Venezuela alla fila per il pane.

A Rob, curiosamente, viene in mente una scena di Titanic. E si fa largo a gomitate per non fare la fine di Leonardo DiCaprio.

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Capitolo 3 – Andiamo a comandare, col TObike sul controviale

E’ stata un’ardua lotta, ma Rob riesce a conquistare una bicicletta.

Pedalata dopo pedalata, Rob si rende conto di non aver pescato la migliore dal mucchio. Il freno anteriore è andato, ma tanto c’è quello posteriore. La luce di posizione non si accende, ma tanto è pieno giorno. Il campanello è divelto, ma Rob odia i clacson, quindi va bene così. Ha provato a cambiare marcia, ma la catena stava per saltare. E in fondo Torino è tutta in piano, a che serve scalare? 

Rob pedala fischiettando. Schiva le rotaie del tram senza rimanervi incastrato, attraversa le piste ciclabili con più buchi dei conti del comune di Torino, zigzaga tra le auto in doppia fila rischiando due volte di prendere una sportellata in bocca.

Sono le 3 passate quando Rob finalmente incastra la bicicletta nello stallo più vicino a piazza IV Novembre. La colonnina bippa istericamente, cattivo segno. Rob dovrebbe chiamare il Numero Verde TObike e segnalare che non è riuscito a consegnare correttamente la bicicletta. Ma non lo fa, perché ha già 1 ora e 45 minuti di ritardo.

Quando arriva al luogo dell’appuntamento il locale ormai è chiuso. Riconoscendolo dall’aspetto trafelato e stravolto, il cameriere gli consegna un bigliettino, scritto dalla fidanzata di Rob, nel quale laconicamente ha appuntato “Tra noi è finita. Mentre ti aspettavo ho conosciuto un ragazzo. Ha un tandem.”

Rob cerca di tornare a casa. In bici. Col TObike. Appoggia la tessera alla colonnina ma il bip gli fa capire che qualcosa non va. Chiama il Numero Verde per segnalare l’inconveniente. L’operatrice lo cazzia per non aver riconsegnato correttamente la bici. Rob resiste alla tentazione di piangere. Rob getta la tessera del TObike nel fiume Po e prende la metro.

Fine.

Morale della favola: se non vuoi fare la fine di Rob, segui queste regole.

Controlla sempre la bici prima di partire. 

Freni, gomme, catena, luci e sellino. Soprattutto sellino.

Vai a un appuntamento col TObike? 

Esci almeno 10 (in inverno) o 20 (ma anche 30, in estate) minuti prima per arrivare puntuale.

Segnala al Numero Verde se vedi una bici rotta

Il prossimo a trovarla scassata potresti essere tu. Pensaci.

Usa l’App TObike

Puoi controllare le stazioni più vicine, vedere se ci sono biciclette (ma purtroppo non se sono fuori uso), sbloccarle e controllare se hai bloccato correttamente la bici a fine corsa.

Non disperare, Non disperarti

TObike non è perfetto ma funziona. È ecologico, è economico, e se lo usassimo tutti un po’ di più, e in modo più civile, funzionerebbe meglio di quanto fa ora.

Sei stato lasciato anche tu dalla morosa a causa del TObike? Vuoi aggiungere una regola al mio pentalogo? Esiste la parola pentalogo? Scrivi un commento senza indugio: non vedo l’ora di moderarlo.

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