Il pagellone del Salone del Libro di Torino edizione 2019

4 minuti di lettura

Del Salone del libro di Torino 2019 si è parlato tanto. Purtroppo quasi mai per i motivi per i quali si sarebbe dovuto parlare del Salone del libro di Torino. Pur lavorando nel marketing, non sono d’accordo sul “non è importante come se ne parla, l’importante è che se ne parli”. Quello vale forse per le marche di abbigliamento razzista e pacchiano o di merendine omofobe. E nell’epoca dei social neppure più per quelle.

Numeri positivi a parte (+5000 rispetto allo scorso anno) azzardo che a questo giro la gioia di Nicola Lagioia, direttore del Salone del Libro di Torino, sia quella di aver salvato in corner un’edizione che rischiava di passare agli annali per la scelta aventiniana di Wu Ming, Zerocalcare, Carlo Ginzburg e parecchi altri.

Mai fianco al fianco dei fascisti, difficile dargli torto. Se non che l’Aventino non finì proprio benissimo. Ognuno però è libero di pensare e fare come crede, proprio grazie a chi i fascisti li combatté faccia a faccia.

Ciò detto, per la prima volta al Salone ci sono andato tutto orgoglioso con il mio bel pass Press – Blogger. Arrivando troppo in anticipo (bastava leggere il biglietto) e senza validare il pass anche all’uscita, cosa che l’ha reso inusabile gli altri giorni (anche qui bastava leggere il biglietto).

Ma questa è un’altra storia. Quella che racconto oggi sono le mie parzialissime pagelle del Salone del Libro di Torino 2019, liberamente ispirate a Paolo Ziliani e ai miei magri giorni fantacalcistici.

Pubblicità

Chi ha pensato bene di affittare uno stand a una casa editrice fascista

Voto 3 
Il fascismo e tutto quello che gli ronza intorno o gli fa il verso a 80 anni di distanza non è compatibile con i valori di dialogo, libertà, inclusione di un Salone del Libro. Non so di chi sia la responsabilità ma non ci sono “ragioni di diritto privato” che possano giustificare la difesa di questa scelta. Gieniihh!!1!

I fasci che dovevano andare al Salone del Libro di Torino 2019 ma poi sono stati cacciati

Voto 7
Non certo per l’ideologia, ma per la fine (sarà voluta?) strategia di marketing. Gli affittano lo stand, portano un libraccio su un personaggio altrettanto laido, quando cercano di cacciarli montano su un circo equestre cercando di passare per vittime dei cattivissimi “antifascisti” e compaiono su ogni TV / radio della nazione. Roba che manco Armando Testa. Paraculi.

Pubblicità

Alberto Angela

Voto 9
Per avere quasi 60 anni si tiene ancora benone. E soprattutto è bravo, dal vivo ancora più intrattenitore che in TV. Il suo evento in sala Oro del sabato mattina ha risvegliato gli ormoni delle donne nel raggio di 20 km. La fila per farsi autografare la copia del suo nuovo libro su Cleopatra faceva il giro del Lingotto. Bomberone.

Zerocalcare

voto 7,5
Anche quest’anno per me niente disegnetto, causa fila chilometrica, ma sono riuscito almeno a conoscerlo e a farmi autografare la sua locandina di un episodio di Stranger Things. Michele aka Zerocalcare è come il suo alter ego di china, scherzoso e alla mano. Mezzo punto in meno perché non ho condiviso la sua quasi scelta di disertare il Salone del Libro 2019. Aventiniano.

Sharjah

Voto 5
Lo stand che si sono fatti montare davanti all’ingresso principale occupava mezzo padiglione. Bello eh, ma stiamo parlando di Emirati Arabi. Non proprio la Disnelyland dei diritti civili e dell’uguaglianza di genere. Per riderci su, questo bell’articolo di Gabriele Ferraris su La Stampa. Controverso (e un po’ pacchiano)

Amara Lakhous

Voto 6,5
Allo stand di Edizioni e/o Elena Ferrante non c’era. In compenso ho scoperto per caso quest’autore italo-algerino, giallista dai titoli prolissi e dalle copertine buffe, che mi hanno risvegliato l’atavico istinto dell’acquisto di libri cartacei, io che ormai leggo solo eBook. I primi capitoli di Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario sono sfiziosi. Vediamo come va! Promettente.

Pubblicità

Il popolo del Salone

Voto 10
Quelli che il Salone del Libro è di Torino e non si tocca, Quelli che hanno fatto ore di fila per entrare, per gli eventi con gli autori, per le copie con dedica. Quelli che sono usciti con buste, borse, trolley pieni di libri. Quelli che leggono ancora, anche se qualcuno vorrebbe che leggessimo meno libri e più stronzate su Facebook. Quelli che i libri li scrivono. Quelli che i libri li pubblicano e li promuovono con impegno e soprattutto con passione. Continuate così, che ci si rivede al Lingotto il 14 maggio 2020.  Irriducibili

E tu, sei stato al Salone del Libro di Torino edizione 2019? Promosso o bocciato?

Pubblicità