La favola di Natale di Vivo Torino: il pacco da giù della mamma torinese

Disclaimer: tutti i personaggi in questo post sono rigorosamente di fantasia. Ogni riferimento a persone, fatti (in tutti i sensi) luoghi o scenari politici, è puramente casuale.

È la vigilia di Natale del 2028 a Torino.

L’Italia, in braghe di tela dopo dieci anni di governi rossi, azzurri, gialli, verdi, neri e infine daltonici, è stata pignorata dalla Germania, che in attesa di venderla a qualche ricco oligarca russo l’ha trasformata in un enorme villaggio turistico per operai Volkswagen in pensione.

Gli italiani anziani si sono ormai rassegnati a un destino infame. Quelli giovani, invece, piuttosto che servire pizza e cappuccino a crucchi in sandali e calzini bianchi, hanno scelto in massa di emigrare verso l’altra sponda dell’Oceano.

Impresa mica facile. In tanti provano la traversata con barche di fortuna e gommoni. Ben pochi riescono ad arrivare alla terra promessa, respinti dalla guardia costiera americana. 

Ivanka, nominata regina degli U.S.A. dopo il capostipite Donald I Il terribile, ha promesso di metter su un muro per evitare che “la feccia italiana venga a rubare lavoro e case popolari agli honesti cittadini americani!!1!”. Tra i bloccati in mare Gigioun ex bibitaro dal forte accento campano che millanta di aver ricoperto importanti incarichi al ministero del Lavoro. 

Lupo, invece, è stato più fortunato, avendo il doppio passaporto.

Come Chi è Lupo? 

Te lo presento subito! Lupo è un giovane torinese di belle speranze, con velleità artistico-imprenditoriale e un passato un po’ controverso. Ma si sa, U.S.A. = land of opportunities, e il nostro giovanotto ha appena trovato un posto di vice-aiuto-tirocinante in una grossa agenzia di comunicazione della Grande Mela.  

Lupo è felice del suo nuovo incarico a Niuiorc. Eppure le sue chiamate a casa su Skype sono velate di malinconia. Casa manca, tanto, soprattutto a Natale. E la nostalgia, come insegna il neo ministro della famiglia AlBano Carrisi, è canaglia che ti prende proprio quando non vuoi. Un po’ come la Polizia stradale. 

Sua madre Rita prova tanta pena per quel figlio scapestrato ma di animo buono, andato a cercare fortuna dall’altra parte del mondo. Neppure riuscirà a scendere a Natale, impegnato come sarà tra call, brief, staff meeting e altri anglicismi per dire “perdiamo tempo, ma in modo molto cool”.

Come fargli sentire meno la distanza dalla sua amata città? 

La domanda frulla nella testa di mamma Rita, mentre alla TV guarda distrattamente la ventottesima stagione di Don Matteo. Poi il lampo di genio. Un pacco! Ma certo, il pacco da giù! Ai tempi in cui Torino era un fiorente centro universitario pieno di terr… emh, ragazze e ragazzi meridionali, loro ricevevano dai loro parenti ogni genere di ben di Dio ed erano sempre tanto felici.

Anche al giovane Lupo farà piacere!  

E cosa metterà mamma Rita nel pacco da giù Torino edition?  Io l’ho immaginata a inscatolare questi sette prodotti tipici piemontesi, perfetti anche per portare un po’ di Piemonte a chi in Piemonte non c’è stato mai.

Il Castelmagno

Di formaggi, in Piemonte, ce ne sono tanti e ottimi. Ma se proprio devo scegliere, dico Castelmagno: un formaggio di latte vaccino, che quando è fresco è friabile come un parmigiano, se stagionato diventa invece piccante ed erborinato, a metà strada tra un pecorino e un Gorgonzola. E se lo usi per condire gli gnocchi…🤤

Il salame di turgia

Del maiale non si butta via niente. E neanche delle vacche, quando appendono le mammelle al chiodo e non sono più in grado di produrre latte. Dalla carne di questi bovini pensionati nasce un insaccato dolce e speziato, che ti si scioglie letteralmente in bocca. e può essere perfino spalmato sul pane.  

Il cioccolato

Fare la figura dei cioccolatai a Torino è un insulto, ma i cioccolatai se ne fregano e continuano a fare cose strabuone. Come i gianduiotti, inventati a Torino da Caffarel, o i cremini di Guido Gobino, perfetti per addolcire le serate invernali con divano copertina e Netflix.

I tajarin

I ravioli del plin sono più saporiti, ma i tajarin si trovano anche in versione “secca”, quindi sono più facili da trasportare anche in un pacco intercontinentale. Il tajarin è una tagliatella sottile sottile, che con i tartufi di cui sotto o i funghi è la morte sua. Ottimi anche conditi con solo burro e salvia.

I tartufi

La trifula, come la chiamano qui, è un fungo che cresce sotto terra dall’aroma intenso, simile a una fuga di gas. Le versioni autunnali pregiate costano un rene a grattata. Ma se sei più alla buona puoi accontentarti della versione estiva, o di assaggiarlo come derivato di altri prodotti (tipo l’olio!) a prezzi più abbordabili.

I torcetti

Mi piace immaginare Lupo che sciabatta per casa la domenica mattina, ancora gonfio dall’after della sera prima, mentre beve il suo caffè corretto con aspirina e sgranocchia questi dolcetti, simili a dei grissini zuccherati e ricurvi, pensando a quando suo nonno lo portava allo stadio a tifare la Juve. 

Amaro San Simone

Dopo tutto ‘sto ben di Dio l’amaro ci vuole. Anzi, come dicono qui, ci va. Ma che sia l’amaro torinese per eccellenza, qui bevuto da tutti e sconosciuto oltre confine regionale. San Simone, oltre che di boscaioli e taglialegna, è diventato con gran merito protettore del fine pasto dei torinesi.   

Il pacco con i prodotti tipici piemontesi è arrivato giusto in tempo, e ha reso il Natale di Lupo un po’ meno malinconico. 

Per me invece è venuto il momento di fare le valigie e volare verso casa. Sperando Babbo Natale non mi porti in dono una querela, auguro a tutti voi, amiche e amici di Vivo Torino, un felice Natale in compagnia delle persone a voi più care. Che siano dissù o diggiù poco importa.