Intervista con Peppe Poeta, playmaker e capitano della Fiat Auxilium Torino

Giuseppe, per gli amici Peppe, è un ragazzo di Battipaglia, provincia di Salerno. Uno diggiù come si direbbe ora sui social, uno che dopo aver rimbalzato qua e là per lo stivale (con breve parentesi in terra basca), due anni fa ha deciso di trasferirsi a Torino in cerca di fortuna.

Come te e come me, stai forse pensando.

Non proprio. Perché Giuseppe, per gli amici Peppe, di cognome fa Poeta e di mestiere fa il playmaker della Fiat Auxilium Torino, squadra di basket che lo scorso weekend ha vinto il primo trofeo della sua storia, la Coppa Italia, battendo in una tiratissima finale la Leonessa Brescia.

E Peppe, da gran giocatore nonché capitano della squadra, se n’è fregato del naso rotto una settimana prima da una papagna fortutita dell’ex Dinamo Sassari Diego Monaldi. Senza neppure la maschera protettiva ha combattuto in prima linea con i suoi compagni per conquistare un successo impronosticabile e incredibile.

Ma c’è dell’altro. Qualche giorno prima di tutto questo, del naso rotto e della finale vinta, Peppe Poeta ha scelto Vivo Torino per un’intervista a tutto campo sulla città, i suoi luoghi, i suoi sapori e i suoi abitanti.

(Sì insomma, a dirla tutta non mi ha proprio scelto, sono io che l’ho tampinato un po’ per ottenere l’intervista.)

(E tra l’altro, quando s’è rotto il naso ho pensato oddio, non penserà che porto sfiga? Ma la vittoria della Coppa Italia ha fugato ogni dubbio. Vivo Torino porta fortuna, quindi potete tranquillamente rilasciarmi interviste, vi capiteranno cose splendide e inaspettate!)

Ciò detto, ecco le consuete 7 domande e le altrettante risposte nell’intervista a Peppe Poeta!

Ciao Peppe, grazie della tua disponibilità. Cominciamo da una domanda di rito: parlaci della tua Torino. Come te la immaginavi, e come l’hai trovata?

Torino è bellissima, me ne sono innamorato subito. Mi ha sorpreso per l’offerta di cultura e intrattenimento che propone, per la pulizia, per la qualità di vita: in pochissimo tempo è diventata la città italiana che più amo. Assieme a Bologna, ovviamente, la “mia” città, nella quale ho giocato 4 anni e dove ho ancora i miei amici più cari.

I giocatori hanno sempre la valigia pronta. Quanto pesano gli spostamenti, i viaggi e i trasferimenti? E cosa rappresenta per te casa?

Casa è dove “mi sento comodo”, dove non mi manca nulla e dove posso essere me stesso. Idealmente è dove ho famiglia e amici, ma è da 15 anni che nel mio caso le due cose non vanno a braccetto!

Il viaggiare invece non mi pesa più, ho cambiato tante città e mi sono trovato bene ovunque. Come dicevo prima, forse l’ambiente che sento davvero come “casa” è Bologna, dove ho gli amici più cari. Ma anche Torino è ormai diventata casa: qui ho conosciuto tante persone anche fuori dal campo, ho i miei bar, i miei ristoranti e i miei piccoli riti quotidiani.

Già che ci siamo: qual è il tuo rapporto con la cucina piemontese, e dove ti piace mangiare a Torino?

Direi un rapporto ottimo, mi piace molto. Per quanto riguarda i luoghi, uno dei miei più cari amici è proprietario del Rossopomodoro, dove di tanto in tanto mi piace andare a mangiare. Ma amo vivere tutta la città, girarla, provare nuovi locali. Tra i miei preferiti c’è Floris, il bar Cavour, e il bar Zucca. Per mangiare tipico piemontese consiglio i fratelli Bravo, per una bella grigliata di carne Manzò. Sul pesce invece non ho ancora trovato un punto di riferimento, ma rimedierò presto!

Da capitano dell’Auxilium come vivi la tua fama in città? E che tipi ti sembrano i torinesi?

La mia fama è relativa, qui a dominare è il calcio. Con i torinesi però sono in grande sintonia, hanno un carattere che apprezzo. All’inizio magari stanno sulle loro, scelgono attentamente con chi aprirsi, sono esigenti. Ma non appena si crea un rapporto scopri persone vere, sincere, senza troppi fronzoli.

Qual è il tuo angolo di Torino preferito, e come passi il tempo libero in città? (Ammesso che tu ne abbia!)

Facendo le coppe europee (l’Auxilium ha disputato fino a gennaio l’Eurocup, n.d.R.) il tempo libero si è parecchio ridotto, ma mi piace ancora concedermi un aperitivo o una passeggiata in centro, tra via Lagrange e Via Roma. Vivendo a due passi dalla Crocetta mi piace andare al mercato rionale e qualche volta anche a Porta Palazzo. Ormai vivo Torino da torinese, anche se d’adozione!

I miei posti preferiti? Difficile decidere. Però ci provo: piazza Carignano e gli scorci del Quadrilatero Romano, verso largo IV Marzo. Sembra quasi di stare a Parigi!

Domanda da Bar Sport: Qual è il rapporto tra Torino e il basket? E tu segui il calcio? (Anche se so già la risposta…)

A Torino c’è molta più passione e fame di basket di quanto non possa sembrare, basta pensare ai 15mila spettatori per le partite del torneo preolimpico del 2016. Tutti sono aggiornati sui risultati dell’Aux, ci seguono con affetto, c’è un bel movimento di minors. Forse servirebbe una finale scudetto o una Coppa Italia per accendere del tutto la miccia.

(La domanda è stata posta pochi giorni prima della conquista della Coppa Italia da parte dell’Aux a Firenze. Questo dimostra che Peppe, oltre che playmaker, è anche profeta)

Il calcio invece lo seguo, sono un tifoso della Juve. Ma apprezzo molto la passione dei granata. È un tifo di appartenenza, che va al di là del risultato, e che per questo stimo.

Che consiglio daresti a chi si sta per trasferire a Torino?

Non fermatevi all’apparenza, spingetevi oltre il semplice ciao o com’è?

I torinesi sapranno stupirvi, sono molto più aperti e solari di quanto possa apparire all’inizio. Torino poi è una città con una qualità della vita altissima, ci sono mille bar e ristoranti da provare, passeggiate in splendidi parchi ideali per chi ha un cane o per famiglie con figli, istruzione, sanità e pulizia al top. Il tutto con una dimensione molto familiare.

Forse l’unico difetto è il clima, per me che vengo dal sud. Ma quello, purtroppo, non si può proprio cambiare!

Photo Credits: Fiat Auxilium Torino – Tutti i diritti riservati

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