Borgo Campidoglio, il quartiere di Torino a misura d’uomo, di donna, e pure di gatto.

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Quando scrissi il mio post sui migliori quartieri di Torino, qualche anno or sono, non inserii borgo Campidoglio. Perché? Chi lo sa. Ho lavorato lì vicino per alcuni anni, l’ho frequentato ma non l’ho mai realmente vissuto.

Poi, un po’ come la ragazza che rivedi dopo tempo senza occhiali e apparecchio ai denti, borgo Campidoglio mi e ci ha fatto innamorare, scalando le posizioni della mia personalissima classifica dei migliori quartieri di Torino. Il coronamento di questo idillio è stato un mutimonio lungo 360 rate mensili, iniziato con qualche piccolo problema tecnico. Ma che amore sarebbe senza turbolenze?

Messa da parte la burocrazia, nelle pause tra la scelta di una piastrella per il bagno e di una porta scorrevole (tanto sai già chi ha l’ultima parola no?) rimedierò alla mia mancanza dedicando un post ai sette motivi che ci hanno portato a vivere in borgo Campidoglio.

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Perché è un luogo pieno di storia, oltre che di storie

A partire dal suo nome, Campidoglio, la cui origine è dibattuta: omaggio all’omonimo colle romano o meno romantico riferimento a vecchi proprietari dei terreni (Campi Doglio)?. Chissà. La storia di Campidoglio è proletaria, agricoltura prima (con tanto di ciabòt, casettine basse tipiche dei vigneti piemontesi) e artigianato poi. Uno spirito che ancora vive grazie alle botteghe disseminate nel borgo. Chicca recente: sotto piazza Risorgimento è stato riscoperto un rifugio antiaereo, risalente alla seconda guerra mondiale.

Perché è un paese all’interno della città.

Sono cresciuto a Villanova, quartiere cagliaritano fatto di casette basse, lose e sampietrini, più chiese che anime, un paesello al centro di una città. La stessa sensazione l’ho ri-vissuta girovagando per le stradine di borgo Campidoglio, di intimità senza rinunciare alla mondanità. Le stesse dinamiche di paese, dove ci si saluta, ci si conosce senza sovrastrutture, ci si beve una birra, ci si aiuta. Impossibile a Torino? Ricrediti.

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Perché è un museo a cielo aperto

Torino è una città grigia” diceva – e a volte ancora dice – chi non c’è mai stato. In borgo Campidoglio non ci hanno mai creduto troppo, e pennelli alla mano hanno tappezzato i muri delle vie con gli incredibili murales che dal 1995 formano il Museo di Arte Urbana, o MAU. Passeggiando per le viuzze del borgo ti potrà capitare di incrociare bimbi alti 10 metri che giocano a pallone, balene volanti, panchine multicolori che rendono omaggio ai grandi artisti del passato. Il tutto senza dover prendere LSD.

Perché è un quartiere vivo e attivo

Un po’ te ne accorgi dalla quantità di studi artistici e creativi. Ma anche perché qui si è riscoperto il valore della locuzione bene pubblico. Si organizzano cene di quartiere, si crea un book crossing dentro una cabina telefonica dismessa, ci si impegna per un futuro ecosostenibile. Si può fare di più (a quando una VERA pedonalizzazione?), ma in borgo Campidoglio sono già in marcia.

Perché qui niente movida, ma si può fare ugualmente serata

Che so, iniziando con una birra artigianale alla birreria Dogana di Torino, poi cenando tipicamente piemontese alla piola Il Torchio, o con la cucina toscana di Che bolle in pentola, o d’estate sotto la pergola di Ratatui, già sede del PCI. E per chiudere in bellezza, un bicchiere della staffa al pub Oscar Wilde (dove tra l’altro fanno una pizza spettacolare) e un po’ di musica live ai Magazzini di Gilgamesh.

Perché c’è anche un circolo sardo!

L’associazione dei sardi a Torino “Antonio Gramsci” è un portale dimensionale verso il cuore della mia Sardegna. Che non è solo mare, ma cultura millenaria, letteratura, le tradizioni gastronomiche, accoglienza. Al circolo sardo di borgo Campidoglio c’è lo sportello per la biglietteria navale e la biblioteca di letteratura sarda, si organizzano cene con cibo e musica sarda (sì, anche su porceddu) e perfino lezioni di chiusura di culurgiones, che se ci riesci diventi automaticamente cittadino sardo onorario.

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Per motivi meno poetici ma più concreti

Posizione decentrata ma non periferica. Due fermate di metro poco distanti (Bernini e Racconigi). Linee di tram e autobus tutto attorno. Un importante mercato all’aperto (Corso Svizzera). Uno dei principali ospedali di Torino (il Maria Vittoria). Scuole e licei nei dintorni. Tanti negozi e negozietti di quartiere. Un polmone verde (il parco della Pellerina) distante 1 km. Criminalità sotto controllo. Borgo Campidoglio è un quartiere a misura d’uomo, di donna, e anche del gatto a seguito di uomo e di donna.

Borgo Campidoglio è il quartiere di Torino in cui vivremo. Ma tranquillo, Vivo Torino non diventerà Vivo Campidoglio. Anche se di questo quartiere, il mio nuovo quartiere, tornerò a parlare presto.

E tu, che rapporto hai con borgo Campidoglio? Amore o indifferenza? Ci vivi, ci hai vissuto o ci andresti a vivere?

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