Luci d’Artista a Torino: storia e curiosità sul simbolo natalizio della città

Natale a Cagliari. Temperatura media 15 gradi (di giorno, ma a volte anche di sera). Ichnusa fresca per ammirare il tramonto in riva al mare. Passeggiate in centro in giacchetta leggera. Ricci di mare, tanti ricci di mare. E naturalmente le classiche luminarie natalizie un po’ kitsch, che sembrano uscite dal magazzino del circo Togni.

Natale a Torino. Temperatura media sotto zero (di sera, ma a volte anche di giorno). Cioccolata calda per ammirare le cime innevate. Passeggiate in centro con triplo strato di lana / Goretex / Kevlar. Fonduta, tanta fonduta. E naturalmente, Luci d’Artista.

A Torino l’arte contemporanea si celebra perfino durante le festività, quando la città si accende di installazioni luminose realizzate da artisti più o meno affermati, ognuna con un suo tema e la sua studiata integrazione col contesto architettonico circostante. Luci d’Artista, per l’appunto.

Se ti sei trasferita/o a Torino da poco, forse ti stai chiedendo l’origine e il significato di questo rito, o magari te ne stai soltanto a passeggiare col naso all’insù ammirandole come un bambino mentre cerchi il giusto regalo di Natale per parenti e amici. Come faccio io da 4 anni a questa parte, d’altronde. Quest’anno però ho studiato. E come mia personale strenna natalizia ti offro la storia e le curiosità delle Luci d’Artista, diventate uno dei simboli della città.

1997: nascono le Luci d’Artista di Torino (anche se in realtà era un presepe)

Il brand Luci d’Artista è stato coniato solo nel 2001, ma l’idea di un’installazione artistica natalizia nasce nel lontano (sigh) 1997, quando (pare) i commercianti chiesero al Comune di farsi carico di una parte delle spese per le luminarie. L’allora assessore alla promozione della città, Fiorenzo Alfieri, trovò la soluzione: perché non creare addobbi artistici e riutilizzabili negli anni?

Il primo esperimento, Il presepe di Emanuele Luzzati, venne esposto nei giardini davanti a Porta Nuova e fu un immediato successo, tale da essere riprodotto negli anni successivi con nuove opere e il coinvolgimento di altri artisti.

E sai cos’altro significa? Che questo è il ventesimo anno di Luci d’artista. Auguri!

Lo spettacolo itinerante delle Luci d’Artista

Le Luci d’Artista di Torino sono girovaghe, amano muoversi e scambiarsi posizione di anno in anno. Ci sono però anche Luci d’Artista stanziali, come i Piccoli spiriti blu di Rebecca Horn, sempre in cima al monte dei Cappuccini, o Amare le Differenze di Michelangelo Pistoletto  – la stessa frase scritta in 39 diverse lingue del mondo – che ogni anno illumina le notti del mercato di Porta Palazzo.

Da quest’anno, poi, alcune luci d’artista hanno deciso di trasferirsi anche nei quartieri della periferia di Torino, che c’è più parcheggio e meno casino. Anche se non tutti le hanno apprezzate.

Le Luci d’Artista di Torino (ma anche di Salerno, Pescara e…)

Le Luci d’Artista di Torino hanno avuto così tanto successo che anche altre città hanno pensato di emularne il modello. La prima a farlo è stata Salerno, nel 2006. Nel 2008 le Luci d’Artista hanno addirittura attraversato il confine, in occasione della biennale internazionale della Luce di Lisbona. E dallo scorso anno anche Pescara ha le sue Luci d’Artista. Sindaco Zedda, a quando le Luci d’Artista di Cagliari?

Luì, una luce d’artista da favola.

Quasi tutte le Luci d’Artista di Torino possono essere osservate e ammirate. Una, però, può anche essere letta. È quella di Guido Quarzo, intitolata Luì e l’arte di andare nel bosco. L’installazione luminosa è composta da una serie di frasi che compongono una fiaba. L’hai mai letta? Se la risposta è no, eccotela. Ma farlo è un po’ come barare, sappilo.

La città era piena di rumore: era sempre più difficile parlare e ascoltare. E poi c’era il bosco silenzioso. Ma nel silenzio del bosco ci si perdeva. Chi non sopportava il rumore della città andava nel bosco, e il silenzio se lo portava via. Così si sparse la voce che nel bosco c’era un orco. Furono mandati soldati e anche quelli sparirono. Quando Luì il matto arrivò in città, trovò rumore e musi lunghi. Qualcuno gli raccontò la storia di quelli che sparivano nel silenzio e a Luì venne una gran voglia di fare una passeggiata nel bosco. Ma capì che era necessario studiare la lingua del vento e della pioggia, dei sassi, del legno e della terra. E dopo tanto studiare Luì inventò uno strano bastone che faceva un rumore dolce ad ogni passo. Tric trac, fran fran troc. Così il bosco non era più tanto silenzioso. Poi, le forme degli alberi e della terra tentarono di ingannarlo. Ma Luì con il suo coltellino intagliò il legno e raccolse pietre, e legò rami e fece balene orchi elefantesse. Le illusioni del bosco silenzioso diventarono cose da toccare e tutti quelli che si erano perduti incominciarono a saltare fuori come funghi. Da quel giorno tutti i bambini vollero i bastoni sonori di Luì per non perdersi nel silenzio e nel rumore. E quando chiesero a Luì che nome dare ai suoi bastoni, egli disse: chiamateli sonagli. E così fu.

 Luci d Artista a Torino: Luì e l’arte di andare nel bosco

Ogni anno nuove Luci d’Artista illuminano Torino

Proprio come le gallerie d’arte, ogni anno la città aggiunge nuove Luci d’Artista da esporre. Quest’anno ci ha pensato Intesa Sanpaolo che nel suo amatissimo (…) grattacielo ha realizzato una installazione che riflette una vasta gamma di colori dall’interno verso l’esterno, in un effetto vagamente somigliante a un Bat-segnale sballato di acidi. Ma d’altronde l’arte è sempre destinata a far discutere.

Quali sono le Luci d’artista più curiose e suggestive?

Bella domanda. Vado a mio parere personale, come tutto ciò che leggi e leggerai su Vivo Torino.

Alla numero 3, Il volo dei numeri di Mario Merz, una serie numerica che viene proiettata sul tetto della Mole Antonelliana. Non una serie qualunque, ma una successione di Fibonacci, dove ogni numero è la somma dei suoi due precedenti. Quindi 1, 1, 2, 3, 5, 8 … devo continuare a dare i numeri?

Alla numero 2,  My Noon di Tobias Rehberger, che ha creato un orologio fatto di cerchi luminosi in grado di scandire il tempo in codice binario. Solo per veri nerd, nella città del Poli più che azzeccata.

Alla numero 1, and the winner is… Cosmometrie di Mario Airò. Non sono vere e proprie luminarie, ma immagini luminose proiettate sul lastricato. Per la precisione, i disegni esoterici coi quali Giordano Bruno cercò di tradurre concetti matematici e filosofici. Anche questi perfetti nella città più magica d’Italia,no?

Qual è il modo migliore di vedere le Luci d’Artista a Torino?

C’è l’imbarazzo della scelta:

Luci d’Artista in autobus (scoperto), col tour speciale proposto in collaborazione con CitySightseen.

Luci d’Artista in tram (al calduccio), con aperitivo o cena a bordo, offerto dal GTT

Ma soprattutto…

Luci d’Artista a piedi! Possibilmente negli orari di chiusura dei negozi, vista la ressa di questi giorni.  Se vuoi organizzare da te l’itinerario, ho preparato la mappa di tutte le installazioni di Luci d’Artista del 2017.

Non merito un commento al post? Tipo: “questa è la mia Luce d’Artista preferita!” ? Oppure “Sì, anche io voglio Luci d’Artista a Cagliari”! Insomma, fai un po’ tu.

E buon Natale, dalla redazione di di Vivo Torino!

Credits immagini: Giorgio Brida e Wikimedia

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