Intervista con Enrica Tesio: la verità, vi spiego, su Torino e non solo

Capita che una mezza-notte di mezza estate il titolare di un blog che conta meno utenti di un Crotone – Benevento di fine campionato, in preda al caldo, alla stanchezza, ai fumi dell’alcol e dei vapori del fornelletto Vape, decida di provare a ottenere un’intervista con Enrica Tesio, mandandole un’email.

Se non lo sai, Enrica Tesio è autrice del blog TiAsmo, diventato di like in tweet fenomeno nel web prima e in libreria poi con la sua declinazione cartacea La verità, vi spiego, sull’amore, a sua volta adattato a film con protagonista Ambra Angiolini. Per non citare, ma lo sto per fare proprio ora, il suo nuovo libro Dodici ricordi e un segreto in uscita l’11 ottobre. Cioè domani.

Capita anche che il blogger di cui sopra archivi la cosa l’indomani mattina con un “vabbe ma figurati se risponde, tra lavoro, blog, figli, gatti, vita privata, eventi e nuovo libro avrà altro a cui pensare”.

E proprio in quell’istante, sullo smartphone dell’ingenuo blogger, capita che compaia la notifica di un’email inviata da Enrica Tesio. Il suo numero di telefono e poche righe: “sentiamoci, si può fare”.

Sì insomma, il blogger ero io e questa è l’esclusiva intervista con Enrica Tesio di Vivo Torino. 7 domande, come da tradizione, e naturalmente 7 risposte. Spero ti piacciano tanto quanto è piaciuto a me porgliele.

La verità, vi spiego, su Torino. Ovvero la città e i suoi abitanti visti da Enrica.

Torino è la mia città. La mattina l’attraverso in bici per andare a lavorare e la ritrovo e mi ritrovo. L’altro giorno mi hanno detto che ho una bellezza sabauda, non so bene cosa significhi, ma penso c’entri con quell’aspetto altero e spigoloso di certi scorci cittadini. Che poi, fortunatamente, svaccano sempre in zone popolari e incasinate.

Ci piazziamo in un dehors riscaldato a San Salvario, un quartiere dove Torino si finge Berlino; potevamo scegliere il Quadrilatero Romano, un quartiere dove Torino si finge Parigi, ma qui è più di moda. L’unico posto dove Torino era davvero Torino, la zona dei Murazzi, non esiste più, spazzata via dal sindaco che ha chiuso tutti i locali sul fiume.

I tuoi figli percepiscono il tuo successo o ancora non si rendono conto di quante persone hai fatto ridere, piangere e riflettere in giro per l’Italia? Per fare la nanna gli leggi mai il tuo libro, o ripieghi su Cipì? (O qualche altro libro, se ne vuoi suggerire uno).

Onestamente quello che tu chiami successo non lo percepisco nemmeno io. I miei figli vedono spesso persone sconosciute che mi avvicinano, mi riconoscono, salutano anche loro con affetto: pensano semplicemente che io abbia tanti amici. Un po’ è così. Gli leggo le filastrocche che scrivo, il resto no, non capirebbero credo. Lorenzo si dedica (da solo) alla Gazzetta dello Sport, ha imparato lì a leggere verso i quattro anni e mezzo, è un appassionatissimo di calcio. A Marta Cipì ha fatto molta paura, per via della margherita trucidata dal trattore. Amano invece Pippi Calzelunghe.

Madre: Pronto? Pronto? Lori?
Figlio: Ti passo Marta.
Madre: Ti voglio bene.
Figlio: Grazie.

In che modo vivi oggi l’amore?

Da quando sono madre mi sembra di avere maggiori responsabilità. Sento di non potermi  “abbandonare” completamente, ho più paura di soffrire rispetto al passato. Continuo a essere curiosa e possibilista rispetto al futuro e mi pare di non avere fretta, sono serena.

Credo davvero che l’amore capiti, ma il disamore no, il disamore non è un incidente, è mancanza di volontà, è sciatteria.

Le vicissitudini sentimentali nel tuo blog stanno lasciando più spazio ai tuoi due grandi amori, Lorenzo e Marta. Ma la domanda è un’altra, e c’entra solo in parte: tu che bambina eri?

Ero una bambina molto timida e molto tranquilla, “dove la metti sta” dicevano di me. Se mi offendevo mi nascondevo sotto il tavolo della cucina, aspettando che qualcuno mi venisse a stanare. Una bambina cresciuta all’ombra dei tavoli.

Credo c’entri, ma non so esattamente come, con la bambina che ero: non salivo sugli alberi, per vedere dall’alto chi arrivava, ma mi rintanavo sotto ai tavoli ad ascoltare senza essere vista.

A settembre esce il tuo nuovo romanzo, quindi da non avere libri nel cassetto passerai ad averne due in libreria. C’è invece un progetto, professionale o di vita, che ti piacerebbe realizzare e non hai ancora avviato?

Non penso mai al futuro in questi termini, tutto  quello che ho fatto era fuori dai programmi, vorrei continuare così.

Per esempio ho capito che scrivere, se lo fai con amore, è un atto di umiltà, si scrive contro e nonostante i propri limiti, per ridefinirli.

Di recente ho molto apprezzato il tuo post sulle Storie della Buonanotte per bambine ribelli. Qual è, se c’è, il tuo modello d’ispirazione? E che futuro immagini per i tuoi figli?

Non ho un modello, non credo ai santini, i santi sono tutti morti. Visti da vicino siamo tutti fallibili e imperfetti. Spero che i miei figli sviluppino le competenze emotive per affrontare il futuro, qualsiasi esso sia, perché è la nostra capacità di reazione a fare la vera differenza.

Brava! Ribellati, però ribellati come tutti

Torino è forse la città più letteraria e letterata d’Italia. In questo scenario dinamico, tra ultimi poeti viventi, Saloni del Libro che erano morti e invece sono arzilli più che mai, polemiche su eventi culturali cancellati o fortemente ridimensionati, come ti poni? E a proposito di ultimi poeti viventi, come nasce la tua collaborazione con Guido Catalano?

Guido e io avevamo una collaborazione di amorosi sensi, l’Enrica a cui ha dedicato il suo ultimo libro di poesie “Ogni volta che mi baci muore un nazista” sono io. Il Simone poeta bidello del mio primo romanzo è lui. E’ stata una persona molto importante per me, di grande ispirazione, un uomo di straordinaria intelligenza. Oltre a essere un sex symbol come ama dire lui.

Gli chiedo se ha voglia di recitarmi un suo pezzo, mi dice di sì, ma solo se può portare a casa gli avanzi del risotto. è una poesia strampalata d’amore, di questi due che si baciano un sacco e ogni volta che si baciano muore un nazista e, insomma, per farla breve, riportano la pace nel mondo e vincono.

L’intervista con Enrica Tesio si chiude qui. Ora tocca a te: c’è una domanda che avresti voluto fare tu e qui non hai trovato? Peccato, ormai è troppo tardi, ma magari Enrica ci legge e risponde: quindi commenta e tenta la fortuna come ho fatto io!

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