Cerea Crosëtta, è stato un piacere abitare da te

Disclaimer: questo è uno di quei post-strappalacrime-dedicati-a-eventi-miliari-della-propria-esistenza. Ma ci sono anche delle utili informazioni sul quartiere di Crocetta. Se non hai voglia di leggere tutto il pippone smielato, vai direttamente alla seconda parte del post. Ma sappi che sei una persona pessima e priva di sentimenti. 

Cara Crocetta,

questa è la mia lettera di saluti. Già, ho deciso di lasciarti.

No dai, non cominciare a piangere.

Sono stati quasi 4 anni bellissimi. A volte complicati, ma sempre vissuti intensamente, senza rimpianti.

In molti mi ti avevano descritto come un quartiere snob. Di quelli dove i cani si raccolgono la cacca da soli e i barboni si avvolgono nel Sole24ore o in patinate riviste Conde Nast.

Un quartiere bello, che sa di esserlo e per questo un po’ se la tira. Come quelle ragazze con la frangetta sbarazzina, il trucco accennato e un vestito che sembra cucito addosso al loro corpo sinuoso, a cui basta un battito di ciglia per liquidarti.

Un quartiere pantofolaio. Tranquillo sì, ma pure troppo. E una volta terminata la transumanza quotidiana di studenti da o per il Poli, si chiude, tutti a casa.

Hanno ragione loro? Chi lo sa. Io so che con me sei stata generosa, forse perché ti ho guardata con gli occhi del forestiero in cerca di fortuna, senza pregiudizi né aspettative.

Presto ho scoperto che grazie a te avrei potuto millantare status sociali in realtà a me molto lontani. Ah vivi alla Crocetta? Beh allora te la passi bene. E io sorridevo, sornione, pensando al frigo popolato di un pacco di wurstel Lidl e parecchia condensa.

Ma in fondo che importanza ha il denaro, quando hai il privilegio di circondarti di facciate liberty e neogotiche, di viali alberati e interi isolati che sembrano usciti da un romanzo di Oscar Wilde?

A un passo da tutto, eppure lontano dalla calca perenne del centro storico. A mezza strada tra Porta Susa e Porta Nuova, con vista sul frigorifero Intesa San Paolo. Politecnico e OGR, GAM e sede della Juventus. Quella, per fortuna, l’hanno poi portata fuori città.

E quindi, mia cara Crocetta, grazie dal profondo del cuore. Mi hai subito fatto sentire parte della città. Del suo spirito, del suo passato nobile e del suo presente incerto ma promettente.

Mi hai reso di nuovo padrone del mio destino, dopo aver rimandato tante scelte per troppo tempo. Indipendente e coraggioso nel riprendere il volante della mia vita per cambiarle direzione.

Un po’ matto quando, dopo qualche km di corsa nella zona pedonale di Piazzale Duca d’Aosta, mi sedevo accanto al monumento del Fante e gli chiedevo come stava, se era stanco di stare tutto il giorno in piedi sotto il sole, se aveva un consiglio quando mi sentivo confuso. Lui ha sempre ascoltato senza mai scomporsi. In fondo è stato in guerra, ne avrà viste di peggiori.

E ora che ti lascio, chiudendo l’uscio del mio piano rialzato di via Magenta, dirimpetto a un avvocato con un nome troppo buffo per essere un avvocato, sospiro e mi chiedo se il nostro sarà un addio o un arrivederci.

Il prezzo al metro quadrato delle tue case mi scoraggia. Ma se c’è una cosa che tu mi hai insegnato, è che non si può mai dire con certezza cosa accadrà nella vita.

Io ci credo, e intanto stamattina ho comprato un “Turista per sempre”. Non si sa mai.

Cerea Crosëtta.

Rob

P.S.: E comunque chi dice che in Crocetta non c’è mai nulla da fare, non è mai stato in Crocetta.

Di vita ce n’è, e forse è quella che rispecchia meglio l’attitude sabauda. Understatement, non caciarona come San Salvario, né fintamente alternativa come in Vanchiglia.

Se capiti da quelle che erano le mie parti, ti consiglio questi 7 posti :

Il mercato della Crocetta, che non sarà Porta Palazzo ma offre sempre qualche buon affare, ed è il vero cuore pulsante della vita del quartiere.

I Quattro Soldi, l’osteria dietro casa per me diventata rito di coppia causa una prolungata scommessa cestistica. Spiedone di carne coi controcazzi o una spadellata di gnocchi a prezzi onesti e fino a tarda sera.

Il Polski Kot, il circolo culturale polacco – slavo – granata, dove puoi scoprire artisti, imparare nuove lingue, mangiare Pierogi, bere Zubrovka. Che se hai fatto l’Erasmus a Breslavia, è come tornare ragazzino.

La gelateria Siculo, dove nelle afose giornate d’estate si va a prendere il numeretto in attesa di una brioche con gelato e panna o una granita ai gelsi, sognando d’essere sul lungomare della Trinacria.

La Taverna delle Rose, un po’ sfuggita al tempo ma sempre impeccabile, con la sua tavernetta per cene a lume di candela, a San Valentino e non solo.

Il Teatro Gioiello, con un programma magari non di primo piano, ma comunque ragguardevole per un teatro di quartiere.

Il Charlie Bird, dove la pizza è al padellino e arriva a ritmo di Jazz, gomito a gomito con sorridenti sconosciuti presi bene e rilassati.

E con questo è davvero tutto.

Rob out (cit.)

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